La preistoria e la scienza esatta
Lo studioso della preistoria è spesso indotto a collaborare con gli esperti delle scienze dette «esatte», dato che la ricerca preistorica moderna si basa sulla fisica, sulla chimica, sulla microscopia, sulla radiografia da un lato, e dall'altro sulla geologia, sulla sedimentologia, sulla palinologia, sulla botanica e sulla zoologia.
I metodi di prospezione rientrano nel campo di diverse tecniche delle scienze fisiche: archeomagnetismo e paleomagnetismo, resistività, ecc.
L’identificazione dei depositi contenenti materiali preistorici è compito del geologo e del sedimentologo, ma questi stessi depositi contengono anche fossili animali e vegetali, la cui identificazione spetta agli esperti in materia. Anche l’osteologia ha una parte importante nella ricerca preistorica, dato che i resti ossei vanno annoverati tra quelli che si conservano meglio.
Le scienze fisiche e chimiche si integrano nell'analisi degli elementi costitutivi dell'oggetto, in particolare delle terrecotte. È possibile studiare le ceramiche per mezzo del microscopio polarizzante, dell'analisi termica differenziale, dei raggi X, delle analisi spettrografiche, chimiche e radiografiche. Queste scienze si rivelano fondamentali anche per la conservazione dell'oggetto.
È evidente il contributo della fisica e della chimica nella datazione dei resti materiali. Oggi si dispone di una serie di metodi di datazione più o meno indicati a seconda del problema considerato. La tecnica del carbonio 14 è di gran lunga la più famosa, ma la sua affidabilità non supera i 70 000 anni. Il rapporto del potassio e dell’argo si rivela invece eccellente quando si è in presenza di oggetti risalenti a oltre 500 000 anni (questa tecnica è stata impiegata con successo nella datazione degli Australopitechi dell’Africa orientale). E’ opportuno sottolineare che tutti questi metodi di datazione sono soltanto agli inizi e che si perfezioneranno col tempo. I risultati raggiunti, combinati con i dati della palinologia costituiscono tuttavia un notevole progresso.
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La paleontologia umana è una scienza indissociabile dalla preistoria, e ha conosciuto notevoli sviluppi dopo la scoperta degli Australopitechi dell’Africa orientale. Il suo campo d’azione è costituito dal gruppo zoologico delle scimmie antropomorfe e tenta di ricostruire il processo di umanizzazione a partire dai Primati per arrivare alle razze contemporanee passando per tutti i tipi di Ominidi quali l’Australopiteco, l’Arcantropo, il Paleantropo e il Neoantropo. Lo studioso della preistoria, invece si sforzerà di ricostruire i comportamenti di questi diversi tipi grazie alla loro produzione tecnologica.